Turismo

Il ponte, la cui costruzione risale all'età imperiale, "cavalca" il fiume Rio Mannu. Faceva parte della rete stradale che collegava la città con l’entroterra e con le miniere della Nurra.
E' lungo 135 metri, si imposta su sette arcate che, adattandosi alla conformazione del terreno, variano, diminuendola verso est, la dimensione del raggio. La pavimentazione originale, nel Novecento, era stata ricoperta con dell'asfalto, poichè il ponte rimase in funzione e trafficato, persino da mezzi pesanti, fino agli anni sessanta.
Il monumento è stato chiuso al transito dei mezzi negli anni Ottanta. Il recente restauro ha riportato alla luce l’antico basolato del piano stradale.

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L’Antiquarium Turritano ospita numerosi reperti di origine ceramica, statue in marmo e mosaici rinvenuti nell'adiacente sito della Colonia Iulia Turris Libisonis.
Il complesso museale è suddiviso in due piani, con ampie vedute sui resti della città romana.
In quest'ultima si possono trovare imponenti testimonianze del passato, grazie alla presenza delle Terme Centrali databili alla fine del III secolo d.C. e denominate Palazzo di Re Barbaro, nome riconducibile, secondo la tradizione, al governatore che condannò a morte il martire Gavino. Nell'area di Turris Libisonis sono, inoltre, presenti: la Domus di Orfeo, le Terme Maetzke, la Domus dei Mosaici e il Peristilio Pallottino.

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Porto Torres è sede del Parco Nazionale e dell'Area marina protetta Isola dell'Asinara.


L'Asinara è l'isola che costituisce l'esatta metà del territorio comunale di Porto Torres. E' un Parco Nazionale. Ha un'estensione di 50,90 km². E' la quinta isola italiana per estensione (escludendo Sicilia e Sardegna) e la terza sarda, dopo Sant'Antioco e San Pietro.
L’Asinara ha potuto conservarsi in gran parte integra grazie alle vicende storiche che ne hanno determinato l’isolamento. L’uomo fu presente durante il Neolitico (domus de janas di Campu Perdu) e nel Medioevo (monastero camaldolese di Sant’Andrea; Castellaccio a Punta Maestra Fornelli), ma vi si insediò stabilmente solo a partire dal 1600, con una comunità di pastori e pescatori. Quest'ultima fu allontanata nel 1885, quando venne istituito il Primario Lazzaretto del Regno d’Italia, cui si aggiunse la Colonia Penale Agricola. L’isola divenne durante la prima guerra mondiale campo di prigionia dei soldati austro-ungarici e, dagli anni ‘70 sino all’istituzione del Parco nazionale nel 1997, sede di uno dei principali carceri di massima sicurezza nazionali.
Di queste vicende rimangono significative testimonianze: il borgo costiero di Cala d’Oliva, dalle basse bianche architetture; il sito di Cala Reale, con l’antico lazzaretto che funse anche da residenza occasionale dei reali di Savoia; l’area di Fornelli, dove insiste l’ex carcere di massima sicurezza a doppia corte e con celle disposte sui lunghi corridoi.
L'isola è raggiungibile con un servizio di linea marittima da Porto Torres.

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La Basilica di San Gavino è il monumento romanico più grande della Sardegna. Eretta nell’XI secolo sulla sommità del colle Monte Agellu, è unica per la sua pianta a sviluppo longitudinale caratterizzata dalla presenza di due absidi affrontate.
La Basilica è dedicata ai martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario, decapitati a Turris Libisonis verso il 303 d.C. sotto Diocleziano e Massimiano. Le loro reliquie sono custodite nella cripta seicentesca, realizzata al di sotto della navata centrale dopo la conclusione degli scavi effettuati nel 1614 per ricercare i tre corpi santi.
L'Atrio Metropoli, nel lato meridionale della Basilica, è stato oggetto di recenti scavi archeologici che hanno svelato le fasi insediative nell’area di Monte Agellu precedenti l’edificazione della basilica romanica. In Atrio Metropoli è stata riportata alla luce una porzione della necropoli pagana e cristiana di Turris Libisonis, attualmente fruibile per visite guidate.

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La Chiesa di Balai Vicino, chiamata anche San Gavino a Mare, è stata costruita su una roccia a picco sul mare.
Nell'area sono state ritrovate sepolture di origine romana, utilizzate anche in periodo cristiano. Il luogo, secondo la tradizione, fu la prima sepoltura dei tre Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario. L’interno della chiesa ha volta a botte. L’orientamento verso Nord è dato dalla posizione della roccia. Dietro l’altare si trova un altro edificio, precedente alla chiesa, che si suppone fosse una cisterna romana. Sul lato sinistro del monumento, un cancello immette agli ipogei (tombe scavate nella roccia) di epoca romana. Sono ancora visibili i loculi e i segni lasciati dai pellegrini nei secoli.
Il culto dei Martiri Turritani è ancora vivo nel territorio e il 3 maggio le statue di legno del XVII secolo, che li rappresentano, sono portate in processione dalla Basilica di San Gavino fino alle tombe di Balai. Rimangono lì sino al giorno di Pentecoste, quando un’altra processione le riporta nella chiesa a loro dedicata.

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